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Mafia, Gladio e P2: il cerchio si chiude.

October 30th, 2009

In Sicilia cosa sia la mafia e chi siano i mafiosi lo sanno anche le pietre

è un detto popolare che ha varcato i confini del Faro (si chiamava cosi un tempo lo stretto di Messina) e praticamente ha invaso l’intero pianeta.

Ma se vista così la frase può sembrare anche banale, se ci soffermiamo sulla prima parte, ovvero su “cosa sia la mafia” il discorso cambia.

Il discorso cambia perché questa cosa sono ben pochi a saperla, alcuni a intuirla, i più a ignorarla completamente.
A ignorarne completamente la vera essenza fermandosi alla superficie di un contenitore che abbaglia e che non lascia intravvedere nemmeno offuscatamente il contenuto.

E’ su questo che gioca ed è stato possibile da sempre e finora la tranquilla esistenza di intrecci, di rapporti e di interconnessioni che NESSUNO MAI è riuscito a vedere e a portare alla luce.

Quando ad Andreotti nel processo per Mafia che lo riguardava gli fu chiesto di Gladio, questi invocò il Segreto di Stato pur di non rispondere, cosa che gli è riuscita e che ha consentito di “chiudere immediatamente il coperchio” di quel contenitore che altrimenti avrebbe rischiato di rivelare il contenuto del suo interno.

Se non andiamo errati il Segreto di Stato per quei fatti dovrebbe scadere nel 2025, se intanto nel frattempo altri fatti più recenti non ne sposteranno in avanti la data di “copertura”, e state pur certi che prima di quella scadenza o spariranno tutte le interconnessioni o si provvederà a rivestire quel contenitore con un’altra corazza di “Segretezza di Stato” che ne sposterà in avanti fino al 2100 la sua “protezione” da sguardi indiscreti.

Noi, che siamo però dei gran figli di puttana e che queste cose abbiamo “intuite” da sempre, (non dico sapute con certezza perché altrimenti avremmo corso seri rischi per la nostra vita), cosa ci sia all’interno di questo gran contenitore siamo riusciti a intravederlo da anni, da lustri, da decenni!

E ogni tanto gli si aggiunge un tassello, come quest’ultimo, apparentemente banale, che probabilmente passerà inosservato ai più, come sempre del resto, ma che per noi è un ulteriore squarcio alla protezione di quel contenitore sul quale è stato invocato il Segreto di Stato:

I rapporti fra Mafia Stato e P2.

Per comodità di qualcuno a volte si inventano dei nomi esotici, come per esempio “Servizi Deviati”.

DEVIATI STO CAZZO!!!

Sono SERVIZI Di STATO!!!

(da LaStampa.it)
“Mio padre era con Gladio”
Massimo Ciancimino, condannato a 5 anni

Il figlio di Vito Ciancimino
consegna vecchi appunti
ai magistrati palermitani
FRANCESCO LA LICATA
ROMA
Tra i documenti che Massimo Ciancimino ha consegnato alla Procura di Palermo c’è un appunto scritto dal padre, Vito, l’ex sindaco dc, che rivelerebbe la sua appartenenza alla Gladio, la rete di controspionaggio del Patto Altantico che operò in Italia dalla fine delle seconda guerra mondiale fino all’inizio degli anni Novanta, quando Giulio Andreotti (decretandone la fine perché ormai superata dai nuovi assetti dell’Europa) ne rivelò l’esistenza in Parlamento.

L’appunto manoscritto è stato consegnato ieri mattina dal figlio, insieme con una quarantina di altre “carte”, tra cui la copia originale del famigerato «papello» finora esistente, ma in fotocopia, e custodito negli archivi dei sostituti procuratori di Palermo. Il biglietto sarebbe una sorta di “rivelazione” autografa destinata all’enorme materiale politico e autobiografico che Vito Ciancimino intendeva racchiudere in una pubblicazione, mai ottenuta per il completo disinteresse che allora suscitavano le sue affermazioni. «Ho fatto parte di Gladio», scrive don Vito. E non si sa quanto di altro aggiunge nel corso del “messaggio”. Ovviamente ogni cautela è d’obbligo, quando ci si imbatte in un argomento così scivoloso. I magistrati, infatti, non si sbilanciano, almeno fino a quando non saranno in grado di valutare l’attendibilità dell’appunto e soprattutto fino a che non riusciranno a collocarlo temporalmente e nel clima di quegli anni.

Fino a questo momento ci si deve accontentare dei ricordi e delle riflessioni del figlio, Massimo. Pure il giovane Ciancimino non trae conclusioni affrettate, anche se è stato testimone di strane e lunghe frequentazioni del padre con ambienti dei servizi segreti. In questo senso fa fede tutta la vicenda legata al «papello» con le richieste di Totò Riina allo Stato e alla «trattativa» che don Vito intavolò coi carabinieri del Ros per conto di Cosa nostra. Da cosa potrebbe essere nato il “filo” tra Ciancimino e i servizi? Il mondo economico, finanziario e politico – specialmente in Sicilia – è stato sempre al centro delle attenzioni e dello sguardo lungo degli apparati di sicurezza. Ma don Vito, a quanto sembra, ne aveva dimestichezza anche per via del ruolo ricoperto dal padre, Giovanni, che durante la guerra e subito dopo era divenuto una sorta di punto di riferimento degli americani nella zona di Corleone, anche perché padrone (forse l’unico, nel territorio) della lingua inglese.

Si vedrà, comunque, se le indagini porteranno a qualcosa di concreto. Nella stessa giornata di ieri – abbastanza convulsa per il teste privilegiato Ciancimino – alla Procura di Palermo ha finalmente fatto ingresso ufficiale il «papello». Dal punto di vista del contenuto (i dodici punti di richiesta della mafia) il documento non aggiunge nulla a quanto si conosceva attraverso la fotocopia. Importanza, invece, viene data all’originale per via delle conoscenze che potranno essere acquisite attraverso le perizie già disposte. A parte quella grafica, che potrebbe portare all’identificazione dell’autore, sarà interessante accertare «l’età» del documento (attraverso l’analisi della carta) e forse anche la provenienza.

Tra le carte consegnate ieri da Massimo Ciancimino ci sarebbe pure una pagina manoscritta dedicata alla morte di Paolo Borsellino. Don Vito titola: «Post scriptum traditori», e riflette sulle tragedie di Falcone e Borsellino, a suo dire «traditi». Anche lui, don Vito, ritiene di essere vittima di tradimenti. A tradirlo, sarebbe stata la politica (non aveva gradito il lancio di volantini da un aereo con la scritta: «Meglio vivere un giorno da Borsellino che cento giorni da Ciancimino»). E alla fine immagina che Borsellino, venuto a conoscenza dei tradimenti subìti, (e «forse anche Falcone»), «se risuscitasse» non rifarebbe le cose che ha fatto.

In mattinata Massimo Ciancimino aveva reso dichiarazioni spontanee al processo d’appello che le vede condannato a cinque anni e mezzo. «Ci sono – ha detto – tante cose che non vanno nel mio processo. Tante intercettazioni, a suo tempo ritenute irrilevanti dai magistrati, contengono invece elementi a mia discolpa che, quantomeno, avrebbe potuto evitarmi l’accusa di riciclaggio. Io desidero essere giudicato per quel che ho fatto».


P.S.: Sopra abbiamo (volutamente) commesso una imprecisione definendolo “rapporto” e ipotizzandolo come un legame fra tre entità distinte; in realtà non esiste (almeno oggi) alcun rapporto fra queste tre entità, perché oggi

MAFIA STATO E P2
SONO LA STESSA COSA!!!


Tommaso Campanella

A pensar male che quest’uomo sia venduto a Berlusconi si commette peccato…

October 18th, 2009

Ma come ogni finale che si rispetti anche questo dovrebbe suonare cosi:

Però di norma ci si imbrocca sempre!!!

Fuori dal PD!!!

Finché c’è gente come lui, e peggio ancora, ora che alla segreteria Nazionale si appresta ad andarci un suo uomo (francamente fino ad alcuni mesi fa pensavo che Bersani fosse una persona seria, magari un po’ ignava, ma indubitabilmente seria) quel partito non potrà mai crescere e proprio per questo

“PECCATO D’ORIGINE”

che vede questi uomini alla sua guida.

(da Repubblica.it)

Il retroscena. L’esponente del Pd: “Sempre pronto
al confronto, ma tutta l’opposizione è responsabile”

E il premier incontra D’Alema
“Dialoghiamo sul futuro del Paese”

di FRANCESCO BEI

E il premier incontra D'Alema "Dialoghiamo sul futuro del Paese"Massimo D’Alema

ROMA – In questo “tempo di ferro”, come dice Giulio Tremonti, di scontri mortali, qualunque gesto che vada nella direzione opposta diventa significativo. Specie se a compierlo sono i rispettivi “campioni” del proprio schieramento: Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema, che da 15 anni continuano a combattersi e a studiarsi a fasi alterne. Ieri a villa Madama, dopo mesi di attacchi reciproci, i due si sono scambiati un gesto di pace e forse qualcosa di più.

La cornice è offerta dalla presentazione dell’alleanza fra Malpensa e Fiumicino, due aeroporti da sempre rivali che ora si accordano “per il bene dell’Italia”. Tanto più che il presidente di Adr, Fabrizio Palenzona, dal palco ha confessato il suo “sogno nel cassetto”, ovvero che “il governo, con l’aiuto della minoranza, almeno di quella responsabile, possa sbloccare questo benedetto paese”. La metafora prende vita all’ora del buffet, quando il rompete le righe porta sia D’Alema che Berlusconi a passeggiare nei giardini disegnati da Raffaello, lontano da occhi indiscreti. Gianni Letta capisce che l’occasione è ghiotta e non se la lascia sfuggire. Si avvicina a D’Alema, confabulano pochi secondi, quindi prende l’esponente del Pd sottobraccio e lo porta dal Cavaliere.

Così, davanti agli occhi increduli dello stesso Palenzona, di Vito Riggio, Ugo Sposetti e Alessio Gorla, va in scena un cordialissimo scambio di battute fra i due nemici. “Sono qui – quasi si giustifica D’Alema – perché sulle cose importanti che riguardano il futuro del Paese, io ci sono”. Il premier si mette subito sulla stessa lunghezza d’onda: “Ci vorrebbero più occasioni di trovarsi insieme nell’interesse del paese. Io lo dico sempre”. Tocca quindi a D’Alema, con tono di scherzo: “Presidente, io però mi sento offeso. Perché il qui presente Palenzona ha detto, guardando me, che c’è una parte della minoranza “responsabile”, lasciando intendere che il resto non lo sia. Invece non è così… siamo tutti responsabili”. Berlusconi: “Il più felice sarei io, spero che di occasioni come questa ce ne siano altre”. D’Alema non si tira indietro: “Io sono sempre pronto”. Non è uno scambio di battute scontato tra due che se ne sono dette anche recentemente di tutti i colori.

E visto che, dal palco, Palenzona aveva omaggiato Gianni Letta paragonandolo all’acqua, “che ti accorgi di quanto vale solo quando viene a mancare”, D’Alema ne approfitta per un riconoscimento al braccio destro del Cavaliere: “Se non sbaglio è Baudelaire a dire lo stesso dell’amore, però nel caso di Letta, anche se bravo, mi sembra un tantino esagerato”. Berlusconi sta al gioco: “Ma lo sa, presidente D’Alema, la ragione per la quale io non ho mai imparato a usare Internet? Perché non ne ho bisogno, visto che qualunque cosa mi venga in mente la chiedo a Letta. Che, oltretutto, è anche più veloce”. D’Alema guarda l’orologio e si congeda, tirandosi via anche il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti: “Bene, se volete scusarmi… vado a prendermi un bicchiere di questa famosa acqua di Letta”. L’incontro termina con una stretta di mano tra i due leader sotto gli occhi del sottosegretario, compiaciuto per l’operazione.

Berlusconi infatti, nel momento di massima difficoltà e isolamento politico, ha trovato una prima sponda nello schieramento avverso. Anticipando anche il rivale Gianfranco Fini, che domani ha organizzato proprio con D’Alema, ad Asolo, un convegno delle fondazioni Farefuturo e Italianieuropei dedicato all’immigrazione. Proprio contro il presidente della Camera è montata ieri la rabbia del Cavaliere per “l’ennesimo distinguo” sul tema della giustizia. Berlusconi ha infatti preso come un affronto la difesa fatta da Fini dei pm indipendenti dall’esecutivo. “Quando mai – si è sfogato – io ho detto una cosa simile? Ho solo ricordato che in altri paesi sono sottoposti al governo, mentre noi vogliamo semplicemente separare le loro carriere da quelle dei giudici”. Insomma, nell’incontro che avrà martedì con Fini, Berlusconi intende mettere in chiaro che, sulla giustizia, non ammetterà più distinguo. Anche perché, ricordano nell’entourage del premier, “le riforme che stiamo proponendo sono contenute nel programma del Pdl, che anche Fini ha sottoscritto”. E se non dovesse essere d’accordo, “vorrà dire che voteremo negli organi di partito e poi ognuno dovrà adeguarsi”.

© Riproduzione riservata (15 ottobre 2009)


Tommaso Campanella


E’ uno dei pochi che mi convince.

October 18th, 2009

Sono rimasti in pochi, molto pochi, i Leaders convincenti della sinistra e Franceschini è tra questi.

Intanto perché non usa mai mezzi termini e non parla “il politichese stretto” che salvo pochi addetti ai lavori nessuno dei comuni elettori (ma proprio nessuno) capisce mai.

Bersani è tra questi, provenienti dalla vecchia scuola di partito, siamo ben pochi a capire cosa vuol dire, ma soprattutto non abbiamo ancora capito (e questa cosa nemmeno noi addetti ai lavori l’abbiamo capita) cosa vuol farne di Berlusconi posto che un buon oltre il 50% degli elettori gli desse in mano il potere per Governare l’Italia e soprattutto Legiferare recuperando l’immane Illegalità verso cui la destra giorno dopo giorno sta facendo scivolare l’Italia.

Cosa farebbe Bersani di Berlusconi?
Lo nominerebbe Ministro dell’Economia?

O nella migliore delle ipotesi “invocherebbe la Grazia” dal Presidente Napolitano che si affretterebbe immediatamente a concedergli?

Franceschini quanto meno ha il pregio di sparargliele in faccia come quest’ultima:

A Chieti per una iniziativa pubblica in vista delle primarie del Pd di domenica prossima, l’attuale segretario dei democratici, che indossa appunto calzini turchesi per esprimere vicinanza al giudice, avrebbe anche chiesto alla troupe del Tg5 presente di non fargli nessuna domanda, ma solo un primo piano su calzini. «Oggi non rispondo alle vostre domande. Piuttosto, inquadratemi i calzini».

INDOSSARE I CALZINI COLOR TURCHESE come il Giudice Mesiani attaccato dai cani rabbiosi di MeRdai-Set che come i tori si infuriano se vedono il color turchese dei calzini di un Giudice con le palle che non ha paura di CONDANNARLO a pagare 750 milioni di Euro per IL FURTO commesso da Berlusconi quando si è appropriato indebitamente della Mondadori!

Ora dare del LADRO a chi commette un furto è o non è più consentito in questa ITALIA DI MERDA???

O sono ladri solo gli scugnizzi che si scambiano qualche canzoncina di merda via Internet anziché pagare la tangente al ladro e mafioso che ne accampa i diritti di editore?
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(Dal Corriere.it)

la polemica

“Tutti con calze turchesi, come Mesiano”

Su Twitter il messaggio di solidarietà di Franceschini al giudice del lodo Mondadori filmato da «Mattino 5»

- Un messaggio postato su Twitter per esprimere solidarietà al giudice Raimondo Mesiano. Il leader del Pd Dario Francheschini è entrato così nel vivo della polemica sul servizio di Mattino 5 che ha seguito e filmato il giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza Fininvest-Cir. «Sono a Chieti con un paio di calze azzurro turchese. Mettetevele tutti. Come il giudice Mesiano, colpevole solo di fare il giudice» ha scritto domenica mattina Dario Franceschini. Mesiano è stato seguito e ripreso dalle telecamere di Mattino 5 mentre passeggia a Milano, fuma qualche sigaretta, va dal parrucchiere e infine si siede su una panchina. Tutte azioni che la giornalista che ha curato il servizio definisce «stranezze», compreso il fatto che il giudice indossi dei calzini turchesi con mocassini bianchi (guarda).

«INQUADRATEMI I CALZINI» – A Chieti per una iniziativa pubblica in vista delle primarie del Pd di domenica prossima, l’attuale segretario dei democratici, che indossa appunto calzini turchesi per esprimere vicinanza al giudice, avrebbe anche chiesto alla troupe del Tg5 presente di non fargli nessuna domanda, ma solo un primo piano su calzini. «Oggi non rispondo alle vostre domande. Piuttosto, inquadratemi i calzini».

«SONORA FESSERIA» – Sulle polemiche legate al video trasmesso da Mattino 5 interviene domenica anche il ministro leghista Roberto Calderoli, intervistato dal Sky tg24. «È stata una sonora fesseria» aver messo in onda il video sul giudice Mesiano, sostiene l’eponente del Carroccio. «Ma questo vale – ha aggiunto Calderoli – anche per tutti quegli scatti fotografici e le riprese che riguardano la vita privata di chiunque. Si è superato il limite della decenza».


18 ottobre 2009

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Tommaso Campanella


Il Ministro Italiano della Guerra?

October 15th, 2009

Quando un qualsiasi ministro di qualsiasi Nazione che si rispetti e che abbia un minimo di dignità istituzionale viene a conoscenza di determinate “rivelazioni” che incrinano l’immagine del suo ministero ha due soli modi di procedere:

1) Ritiene non vera la “rivelazione” che lo riguarda?

Dovrebbe adoperarsi sfidando questi presunti “rivelatori” a dimostrare quanto da loro asserito e soprattutto, sfidandoli a provarne la veridicità.

2) Ritiene vera la “rivelazione”?

Dovrebbe quanto meno restare “zitto” in attesa di trovare le parole adeguate per giustificare alla nazione e al mondo intero il suo operato.

Il nostro eroe invece cosa fa?

Smentisce!

non sono stato io! non sono stato io!!!

(dal Sole24ore.it)

Afghanistan, mazzette italiane ai talebani (Times)

di Elysa Fazzino

15 ottobre 2009
(Epa)
I dieci soldati francesi uccisi in un agguato in Afghanistan lo scorso anno erano nella zona dove in precedenza i servizi segreti italiani pagavano “mazzette” ai talebani. E’ quanto scrive il Times, secondo il quale i vertici dell’esercito francese, quando hanno preso in consegna l’area dagli italiani, non erano stati messi al corrente della tattica di fare «pagamenti clandestini» ai guerriglieri per evitare violenze. I francesi hanno quindi fatto una valutazione del rischio errata, considerando la zona pacifica, mentre poi sono caduti in una delle imboscate più sanguinose per le forze Nato in Afghanistan. La ricostruzione fatta dal quotidiano britannico è in evidenza anche sul sito web con il titolo: «Soldati francesi sono stati uccisi dopo che l’Italia ha taciuto le mazzette ai talebani».

Il ministro della Difesa Italiano Ignazio La Russa liquida la ricostruzione del Times come «spazzatura» e afferma: «Non ho mai avuto notizia dai servizi segreti di pagamenti ai capi talebani». Secondo il ministro, c’era meno violenza verso gli italiani perché «si conquistano la fiducia della gente».

I francesi erano responsabili della zona di Sarobi, a ovest di Kabul da appena un mese. Non sapevano – scrive il Times – che nei mesi precedenti il loro arrivo a metà del 2008, i servizi segreti italiani pagavano «decine di migliaia di dollari ai comandanti talebani e ai signori della guerra locali per tenere la zona tranquilla». Il quotidiano dice che a rivelare i pagamenti «clandestini», «la cui esistenza era stata nascosta alle forze francesi», sono stati ufficiali militari occidentali.

Tra le sue fonti, il Times cita agenti dell’intelligence Usa, che sarebbero rimasti «sbalorditi ascoltando intercettazioni telefoniche» da cui risultava che gli italiani «compravano militanti, in particolare nella provincia di Herat». Nel giugno 2008, varie settimane prima dell’imboscata (avvenuta il 18 agosto), l’ambasciatore Usa a Roma aveva fatto una «démarche, ovvero una protesta diplomatica, presso il governo Berlusconi» sulla base delle accuse relative a questa tattica. Il Times avrebbe appreso da diversi «alti ufficiali della Nato» che sono poi stati scoperti pagamenti anche nella zona di Sarobi.

Secondo quanto spiega al Times un alto ufficiale Nato, l’aspetto più grave della vicenda non è tanto il pagamento ai guerriglieri quanto il fatto di non avere informato i francesi: «Può avere anche senso – afferma l’ufficiale – comprare i gruppi locali e usare la non violenza per far calare la violenza. Ma è una follia farlo e non informare gli alleati».
Un’altra fonte Nato citata dal Times conferma i pagamenti fatti dagli italiani: «Erano i servizi segreti italiani a fare i pagamenti, non l’Esercito italiano. Era per evitare morti in Afghanistan, che avrebbero causato problemi politici in patria».

15 ottobre 2009

Le realtà virtuali di Silvio.

October 10th, 2009

Ieri sera ho ricevuto una mail da un mio amico che si trova a Messina  per lavoro e mi ha scritto che quando giorni fa vi arrivò Berlusconi, dopo la tragedia (annunciata, prevista, si, anzi no, non si poteva prevedere, si, no, forse ni, forse so)(*), per entrare in Prefettura usò la porta di servizio sul retro, come i servi, o meglio come i ladri; perché?

Perché ad attenderlo all’ingresso principale c’era una folla immensa, inferocita, di contestatori.

Anche quando attraversa le strade i suoi uomini di scorta, praticamente un esercito di pretoriani, gli fanno il vuoto intorno e al massimo, a beneficio delle telecamere di servizio al servizio e al servizietto, ci piazzano delle comparse qua e là per far vedere sempre come questo Presidente, il migliore degli ultimi 15000 anni viene osannato da miracolati adoranti; (ma si esageriamo pure, fidatevi di me che sono uno storico che conosco benissimo la storia umana e sovrumana fin dalle origini della formazione del nostro Universo).
Meglio di Lui aveva fatto soltanto Nohr re degli Urm del regno degli Abzillihii.

Come? Non ne avete mai sentito parlare?

Ma certo, Nohr non aveva le televisioni né degli storici-giornalisti-giornalai-giornalieri adoranti come Fede-Feltri-Belpietro che ne descrivessero le gesta per noi futuri posteri, e di conseguenza accontentatevi del resoconto che ne faccio io suo postero, a posteriori.

Del resto, una cosa ormai abbiamo capito tutti.
L’italiota imbecillis che è una specie sub-umana in rapida espansione nelle reti tele-fognarie, adoratrice del Sacro Stronzo, divora balle su balle e più sono grosse più quella specie si afferma e più sono grossi gli Stronzi più li adorano; grossi in senso metaforico intendiamoci, dacché il più grosso di tutti, come volume inteso in senso fisico, stranamente, è il meno voluminoso di tutti.

Ora la “sinistra storica”, quella che si appresta a riportare la calma a sinistra e a offrire l’ennesima stampella a Berlusconi si appresta a scegliersi il suo Leader che la rappresenterà perfettamente nel suo sopore semi secolare: Bersani.

Finalmente si leveranno dalle palle quel rompicoglioni di Franceschini.
Finalmente Berlusconi e la destra (compreso quell’handicappato di Bossi, è vero eh, l’ictus gli ha lasciato un handicap che lo vedono pure i suoi ammiratori patani che pure sono risaputamente dei deficienti sottosviluppati oltre che cerebrolesi) potranno governarci per i prossimi decenni a venire.

I nostri eroi della sinistra si limiteranno a plaudire o a prendere le distanze dalle scelte del Premier, o a plaudire al silenzio sdegnoso delle loro donne quando vengono accusate di essere brutte (eccerto, tutte le troiette gnocche, puttane, veline, prostitute, se le è accaparrate lui).

Resteranno in silenzio, sdegnoso, come sempre! Ma solo e sempre silenzio!
shhhhhhhhhhhhhhhhhhh.

Allineandosi perfettamente al silenzio della stampa di regime, al silenzio assordante delle televisioni di regime.

Appena completata l’elezione di Bersani alla segreteria del PD si adopereranno per le prossime primarie che si terranno nel 2014, e cominceranno le nuove candidature e le nuove prese di posizione, mentre per quelle del 2018 già qualcuno sta pensando di saltare lo schieramento Bersani per portarsi sullo schieramento Occhetto che intanto si sarà fatto vivo

PER IL GRANDE RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA!!!

E mentre il PD continuerà a massacrarsi i coglioni e a disperdere TUTTE le sue energie in questa COLOSSALE MEGASTRONZATA delle Primarie che proseguiranno per i prossimi 7-8 decenni a venire, Berlusconi e la destra

CONTINUERANNO A FARE DELL’ITALIA
I CAZZI CHE VORRANNO!!!

Come sempre!

Chi si occupa di fare opposizione mentre questi buffoni continueranno a prendere per il culo l’altra metà del paese visto che per la prima metà c’è già il nostro Premier che ci pensa?

Di Pietro?
Speriamo!!!
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(*) Nota: quelle sono le dichiarazioni e le affermazioni rese a caldo e a freddo da tutto l’entourage addetto alle disgrazie, a iniziare da Bertolazzo e a finire da Berlusconzio! (Questi due, e non solo loro, portano proprio sfiga, ci avete fatto caso? Visto che non possiamo levarceli dalle palle almeno tocchiamocele, per scaramanzia, ogni volta che li nominiamo, non si sa mai).


(Tommaso Campanella)